Il mistero della tomba vuota

Rudolf Steiner, nella sua ricerca spirituale, ha fornito delle indicazioni in grado di dare una risposta, anche sul piano fisico, al dilemma della tomba vuota del giorno di Pasqua.

Tratto da Emil Bock, Das Evangelium, ed. Urachhaus

Rudolf Steiner, nella sua ricerca spirituale, ha fornito delle indicazioni in grado di dare una risposta, anche sul piano fisico, al dilemma della tomba vuota del giorno di Pasqua.
Egli ha spiegato che, a causa del terremoto del Venerdì Santo, sotto la tomba di Giuseppe D’Arimatea, dove era stato posto Gesù, la roccia si è spaccata e il corpo del Signore è precipitato attraverso lo squarcio apertosi ed è stato inghiottito dalle profondità telluriche. Le comunicazioni che provengono da un’indagine soprasensibile, anche se illuminanti, tuttavia non attenuano l’intensità dell’interrogativo. Tutto ciò che si può venire a sapere sull’aspetto fisico che accompagna il processo spirituale della Risurrezione di Cristo non fa che accrescere l’enigma.
Quale incredibile concorso di coincidenze devono essere raffigurate, se si vuole avere un’immagine di questi eventi basandosi sulle indicazioni di Rudolf Steiner. Le rocce sulle quali era stata scavata la tomba devono essere state mosse dal terremoto in un eccezionale movimento ondulatorio per far sì che le bende avvolgenti la salma di Gesù fossero srotolate come da mano umana. La profonda spaccatura della roccia, inoltre, deve essersi formata nella tomba esattamente nel punto dove era stata deposta la salma. Come non bastasse, la fessura, dopo aver inghiottito quel che restava del corpo di Cristo, si era nuovamente richiusa.

Beato Angelico, Resurrezione di Cristo

Si possono tentare alcuni passi per facilitare, almeno esteriormente, queste rappresentazioni. Ciò diventa possibile prendendo in considerazione le tradizioni tramandate, dalla più remota antichità, intorno alla Gola di Terafon, che in origine aveva spaccato in due la zona su cui era sorta la città di Gerusalemme. I libri del Vecchio Testamento raccontano come Salomone, volendo dare splendore regale alla città, facesse colmare l’enorme fessura. Tutto ciò deve avere rapporto con antichissime tradizioni mitologiche, riferentesi al sepolcro di Adamo, che la tomba nella roccia di Arimatea, messa a disposizione per la sepoltura di Cristo, fosse situata proprio sull’antichissima spaccatura. Data questa premessa non è più così impensabile che nella mattina di Pasqua, sotto la tomba si sia riaperto l’antico baratro. A causa del terremoto, sarebbe bastato che la vecchia fessura tornasse ad aprirsi. Si hanno, inoltre, notizie da pellegrini del VI secolo che tramandano descrizioni molto realistiche del Golgota e dei luoghi del Santo Sepolcro: fra il luogo della crocifissione e del Sepolcro vi era un’apertura nel terreno e là si poteva udire lontano, in profondità, il mormorio sotterraneo di acqua scorrente.
Si raccontava di oggetti galleggianti, caduti nella spaccatura, riapparsi alla sorgente di Siloah, ossia alla fine dell’antica Gola Terafon.
Qualora in futuro queste tradizioni venissero confermate da nuovi ritrovamenti sul suolo di Gerusalemme, così da rendere più accessibile la raffigurazione del processo fisico intorno alla tomba vuota, tuttavia dipenderà da quanta chiarezza si riuscirà a ottenere circa i concorsi di circostanze necessarie, affinché potesse realizzarsi lo sconvolgente enigma proposto. Sembrerà inconcepibile l’enorme confluire di tante cosiddette coincidenze. Se, nonostante tutto, si riuscirà a collegarsi con l’enigma della tomba vuota, dal quesito stesso scaturiranno alcune risposte. È proprio la grande somma di coincidenze misteriose che fa dell’evento pasquale l’avvenimento centrale e insuperabile. Forse è proprio il punto centrale che, nel modo più vivo, permette di entrare nel carattere cosmico della Risurrezione di Cristo, non espressa così direttamente dal Vangelo di Giovanni, ma lasciata intuire e aleggiante sullo sfondo per colui che sa porre la giusta domanda.

Torniamo infine al mistero della composizione della storia pasquale di Giovanni: due discepoli, Pietro e Giovanni, si trovarono il mattino di Pasqua davanti all’insondabile enigma abissale della tomba vuota; saranno anche gli stessi che, sulla riva del lago di Genezaret, diventeranno portatori del duplice compito di Cristo. Si è di fronte ad una variazione evangelica del mito del Graal: Parsifal, dopo essersi destato e reso maturo per porre la domanda decsiva, è innalzato al rango di re del Graal. La stessa cosa accade a Pietro e a Giovanni.
Ciò che, sul lago di Genezaret, il Risorto dice ai due discepoli, non è forse come un’elevazione dei due a re del Graal? A Pietro viene affidata la corona della prima parte, quella del Cristianesimo storico; nel suo segno si trova il Cristianesimo primitivo. Nel compito pasquale di Pietro si può già scorgere all’orizzonte il futuro di Giovanni. Si può intuire chi sarà il re del Graal quando la fase del Cristianesimo pietrino sarà conclusa e si avvicineranno i tempi del ritorno di Cristo. Tuttavia, partecipando interiormente alla trasfigurazione delle anime dei discepoli, viene offerta ad ognuno la possibilità di elevare e di trascendere, in senso pasquale, la nostra propria entità spirituale.

Il Vangelo di Matteo ci ha condotto nella grandezza e nella potenza del Mistero del Golgota; e, dopo essere stati accompagnati da Marco e Luca nel tempio silenzioso dell’interiorità pasquale, Giovanni ci guida sulle sponde dell’onnipresente lago pasquale, come compagni della sua impresa apostolica: portare l’impulso del Cristo.

da ArteMedica n.13

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